robydamatti 31Roberto Bruzzone, 40 anni, di Ovada, è un giovane uomo con una storia particolare ed esemplare. Conosciamolo meglio.

Dieci anni fa, un terribile incidente in moto, in seguito al quale hai perso una gamba. Come hai reagito dopo questo tremendo avvenimento?
Inizialmente non mi ero reso veramente conto delle conseguenze di questo incidente, ma con il passare del tempo la situazione divenne sempre più difficile. L’amputazione non è avvenuta subito, ma con vari interventi di varia natura. Quando giunse il momento della prima amputazione, mi resi davvero conto di quanto sarebbe stata lunga l’agonia ospedaliera. I primi tempi mi ritrovai in serie difficoltà fisiche e psicologicamente distrutto, ma, dopo aver elaborato la cosa, iniziai ad impormi una reazione seria e risoluta, decisi di amputare la gamba sotto il ginocchio e mi dedicai interamente alla mia ripresa fisica e mentale, iniziai a combattere sul serio e con l’unica arma efficace che conoscevo, lo sport.

robydamatti 02Inizialmente ti sei cimentato con l’atletica. Poi, la passione per il trekking, nata soprattutto grazie al preparatore atletico Alessio Alfier. Ce ne parli?
All’epoca la realtà sportiva più tangibile per una persona amputata era l’atletica su pista e dopo essere tornato sul ring, iniziai a correre e con ottimi risultati. Mi accorsi in breve tempo che la pista mi stava stretta, quindi decisi con l’amico Alessio Alfier di iniziare l’avventura dell’out door. La decisione avvenne quasi in maniera naturale e spontanea, ma fu molto difficile iniziare. Erano tempi in cui la tecnologia delle protesi non era molto avanzata, per questo, affrontare lunghi percorsi accidentati e con gravose pendenze fu molto difficile e traumatico, ma con la determinazione e tanta passione ci sono riuscito dedicandomi allo schema del passo e alla postura.

Ti abbiamo visto di recente nella trasmissione di Real Time “Da qui a un anno”: hai percorso ben 100 km in un giorno solo, andata e ritorno, sul lungomare tra Genova Voltri e Noli. Che ricordi hai di quel giorno?
Prima di tutto ricordo i durissimi allenamenti fatti durante l’autunno e le simulazioni del percorso. Quel giorno (ricordo che è stato il secondo tentativo dopo quello di dicembre a Ravenna, non riuscito con ritiro dopo 65 km) è stata durissima, ma molto interessante dal lato psicologico, per l’enorme concentrazione che ho dovuto mantenere per tutto il percorso e per le risorse che ho trovato dentro di me. La difficoltà più grossa è stata mantenere una velocità alta e costante per compensare tutte le fermate di asciugatura del moncone dal sudore prodotto dallo sforzo prolungato, la media è stata di 7 km/ora con punte di 8 e il risultato finale è stato incredibile, 100 km in 18 ore e 35 minuti.

robydamatti 20Pochi mesi fa è uscito il tuo libro “Limiti. Cronaca riflessa di un viaggio gamba in spalla”, firmato con Federico Blanc, sportivo disabile. Ce ne parli?
Il libro nasce sull’ultima spedizione del 2015 tra Perù e Bolivia, 1985 km sulle Ande attraverso 22 siti archeologici Inca. Questo volume nasce durante il viaggio, dopo aver letto alcuni pensieri e considerazioni di Federico sui miei diari di viaggio, da quel momento decidemmo di mettere insieme i suoi pensieri e i miei per trasformarli in un volume particolare, non è il classico diario di viaggio, ma sulla base di quello ci sono considerazioni e storie sulla disabilità, sulla differenza tra vivere e sopravvivere e tra l’essere e l’apparire, io lo considero un libro motivazionale incorniciato da un viaggio incredibile di 5 mesi in Sud America.
Il prossimo settembre uscirà il secondo; a differenza di “Limiti”, questo sarà un diario di viaggio puro, la prima volta che un ragazzo di paese scopre l’Africa per andare a scalare la montagna più alta del continente, il Kilimanjaro ... il libro si chiamerà “Africa sotto zero”.

Progetti per il futuro?
Ci sono molti progetti e impegni, tra quelli di viaggio c’è sempre il sogno di fare la traversata della Nuova Zelanda da sud a nord o il deserto di dune e laghi del Brasile…

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