Lorenzo Amoruso1Lorenzo, iniziamo la nostra “chiacchierata”. Quando hai deciso che saresti diventato un calciatore?

La passione me l’ha trasmessa mio padre, che non ha potuto coronare il sogno di diventare un calciatore: mio nonno (suo padre) quasi lo costrinse ad abbandonare il calcio, erano altri tempi.

Mio padre mi ha trasmesso la passione, io sono riuscito ad allenarmi senza però tralasciare scuola, anche perché non si ha la certezza di diventare calciatore finché non si firma un contratto. Ho avuto la fortuna di avere alle spalle una famiglia che mi ha spinto a non mollare la scuola.

“Raccontaci” la tua carriera, partendo dai tuoi inizi…

Iniziai nel mio paese, Palese, in provincia di Bari, nella società “Cucine del Levante”, poi a 13 anni andai a giocare nelle giovanili del Bari. Iniziò la trafila: esordii in serie B a 16 anni e mezzo; poi arrivò la serie A e l’esordio a San Siro contro l’Inter. Seguirono due anni in cui ci furono problemi con la società del Bari; giocai in C2, nel Mantova, e in C1, nella Vis Pesaro. Poi mi riportarono al Bari, anche se avrei preferito non tornare. Materazzi diede fiducia a una squadra di giovani e così “ricominciò” la mia carriera: in serie B facemmo molto bene, c’era la Fiorentina di Batistuta ed Effemberg, arrivammo secondi e salimmo in A. Seguì il mio passaggio alla Fiorentina, con tanti successi e importantissime vittorie. Avevamo una rosa importante. Quelli a Firenze furono due anni eccezionali.

Lorenzo Amoruso e Gianluca VialliPoi, l’esperienza all’estero, un po’ di sorpresa, un po’ voluta. Quella ai Glasgow Rangers fu un’esperienza incredibile, ed ebbi anche modo di ragionare e di adattarmi ad una realtà diversa, con un’altra lingua e un’altra cultura. In seguito a un infortunio, mi sbagliarono due volte operazione e praticamente persi il primo anno. Poi la mia carriera riprese e fu bella, ricca di soddisfazioni: essere capitano all’estero non succede tutti i giorni. Giocai in Champions League, finendo la carriera nei Blackburn Rovers, giocando contro Rooney, un giovane Cristiano Ronaldo e altri nomi importanti.

I nove anni in Gran Bretagna sono stati davvero importanti, mi hanno aperto la testa a 360 gradi, e a livello calcistico mi sono appassionato sempre di più.

Qual è il ricordo più bello legato alla tua carriera da calciatore?

Il fatto stesso di essere diventato un calciatore; da bambino era un sogno, sono riuscito a coronarlo e a “compiacere” platee importanti. E’ bello trovare gente in giro o ricevere foto e video sui social; tutti i ricordi affiorano nella mente.

Adesso sei impegnato in Tv e in radio. Alcuni tuoi “colleghi”, una volta appese le scarpe al chiodo, scelgono di fare gli allenatori. Tu, invece, hai intrapreso un altro tipo di carriera.

In realtà ho i requisiti per fare l’allenatore e il direttore sportivo, ho i diplomi. Aspettavo un’opportunità che non mi è stata mai data; qualcosa è arrivato dopo aver iniziato a fare l’opinionista, ma non mi stuzzicavano come idee, non mi piace accontentarmi e neppure prendere un lavoro e non sapere cosa riserverà il futuro. In Italia c’è poca cultura del lavoro e della pazienza, si vuole tutto e subito, i settori giovanili si sono impoveriti perché parecchie società vogliono le vittorie; si fanno giocare i ragazzi più pronti, ma non i più bravi, perché servirebbe più tempo.

Ho avuto la possibilità di commentare il calcio; tanti pensano che, essendo un ex calciatore, puoi parlare di questo sport, ma non è cosi: serve preparazione, anche a livello dialettico.

Lorenzo Amoruso2Ci parli del tuo impegno su TV8 in “Squadre da Incubo”, insieme a Gianluca Vialli?

E’ stata un’esperienza fantastica, particolare, bella ed unica. In molti mi hanno chiesto se tutto fosse organizzato, ma era tutto reale, c’erano arbitri, commissari di campo, telecamere, il risultato era verissimo. Ho sempre preteso impegno; ho detto ai ragazzi che il lavoro viene prima di tutto, la cultura del lavoro è importante. Chi ha creduto in questo modo di lavorare, ha ottenuto subito risultati; in una settimana non può cambiare tutto, è chiaro, ma metti in testa ai calciatori che qualcosa può migliorare. Con alcuni son venuti fuori capolavori e alcune squadre l’anno successivo hanno vinto campionati, più o meno con gli stessi elementi. E’ stata un’esperienza incredibile e mi dispiace tanto che Sky non abbia continuato a lavorarci.

Da marzo sarai uno dei protagonisti di “Celebrity MasterChef” su Sky Uno… Oltre a cucinare, cosa ami fare nel tempo libero?

Come hai detto, amo molto cucinare, è un qualcosa che mi ha sempre solleticato; inoltre mi piace andare a caccia, giocare a golf, andare alla ricerca di funghi, andare in bicicletta.

Alessandra Nespeca

Psicologia


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